lunedì 1 agosto 2011

LA SEGRETARIA E IL POSTINO


"Lei era bella. E lo doveva essere per forza, dato che non c'è favola senza la presenza di personaggi "gradevoli". In questo caso però, si trattava di una bellezza del tutto diversa dai canoni con cui si viene "educati" sin da ragazzi. Era una bellezza del tipo "ruspante": viso regolare, altezza medio-bassa, fisico giunonico, con le curve al posto giusto, e modi educati, ma decisi. Tutte caratteristiche che la facevano entrare a pieno titolo nella categoria "donna a tutti gli effetti", buona per la "salvaguardia della specie", e per la gestione materno-autoritaria di una futura famiglia.
Faceva la segretaria.

Lui era uno scavezzacollo bonario che ne aveva passate di cotte e di crude, a cui era capitata anche l'opportunità di fare quel mestiere tanto cinematograficamente poetico quanto realisticamente umile e faticoso: il postino. A tempo determinato, però, perché anche nelle favole, purtroppo, è arrivato il precariato.
Non era bello, inteso per quei famosi schemi di cui si parlava sopra, però aveva quel classico nonsochè di moderatamente affascinante che lo rendeva "interessante", che stimolava qualche curiosità. Di che natura, non ci è dato saperlo.

Si vedevano ogni giorno, tra le 10.00 e le 10.30 del mattino, quando lui passava per consegnare le varie corrispondenze quotidiane che spettavano all'azienda in cui lei lavorava, e non è che si dicessero granché (infatti questa non è una favola a tinte rosa), ma tra tutti quei "Ciao", quei "Ecco la posta, non c'è niente da firmare" e quei " Grazie mille, buona giornata!", si respirava una sorta di aria da reciproca intesa e complicità che, seppur in modo molto velato, per un attimo faceva sì che entrambi provassero la medesima sensazione di piacevole fuggevolezza dall'ordinaria routine dei loro rispettivi lavori.

Era solo un attimo, un fulmine che non aveva molta influenza sul corso del tempo e del clima, ma che col passare dei giorni aveva assunto la dimensione di un intimo, innocente rito che decisamente era più piacevole del portare in giro la posta per la comunità e dello smistare le telefonate per il proprio capo.

Entrambi erano reciprocamente all'oscuro di cosa passasse per la testa dell'altro, e nessuno dei due pareva intenzionato ad evolvere il loro rapporto formale in qualcosa di più interpersonale e, sebbene la natura maschile di lui lo portava di quando in quando a buttar giù qualche battuta garbata e qualche occhiata fugace, così, anche solo per dire qualcosa di diverso, le cose parevano destinate a rimanere immutate nel corso del tempo.

Così, tutto dava ad intendere che nulla sarebbe cambiato.

Ma in fin dei conti non c'era nulla di male: in fondo in fondo, erano solo due esseri umani come tanti, che si incrociano e interagiscono continuamente per questo o per quel motivo, e che vagano su questa terra col semplice obiettivo di trascorrere il proprio tempo a disposizione nel miglior modo possibile, trovando un briciolo di conforto nello sguardo dell'altro ogni volta che si rendono conto dell'innumerevole quantità di ostacoli che ci sono tra Volere e Potere.

Così la favola finì esattamente come era cominciata. Con un " Ciao! Ecco la posta", un "Non c'è nulla da firmare" e un "Grazie mille! Buona giornata!". Ma questa volta con qualche sorriso e qualche occhiata fugace in più che chissà, magari, avrebbero potuto mettere le basi per una seconda favola più a tinte rosa della prima.
Chissà.

Nel frattempo, nulla cambiava, nulla restava uguale, ma tutto si evolveva."

Alla Prossima!
I Vostri Charlatani Segretaropostinocisiticizzati.

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